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Quanto zucchero nella Coca Cola! L'azienda offre un milione di dollari a chi trova la soluzione

La Coca Cola e lo zucchero sono un binomio inscindibile? Tutto cambia e la consapevolezza cambia le persone. Per questo le vendite sono in calo e l'azienda cerca una soluzione praticabile.
Coca Cola
Fonte: Panera Bread | Pixabay

Viviamo in un’epoca di bufale ma anche di maggiori consapevolezze. Sì, certe volte partiamo per la tangente con fissazioni, cose che leggiamo in Rete che non hanno fondamento scientifico – sul genere «me l’ha detto mio cugino» – specialmente legate a ciò che consumiamo, il cibo in primis. Non sono tutte bufale però, come dicevamo prima. Per esempio, è vero che consumare troppo zucchero fa male. Naturalmente non parliamo di un cucchiaino di zucchero in una tazzina di caffè al mattino, ma di quantitativi di zucchero di cui non abbiamo riscontro immediato, perché si trovano in alimenti o bevande confezionate. Una di queste è la Coca Cola. Cioè: noi sappiamo che nella Coca Cola c’è lo zucchero, sappiamo anche che ce n’è molto – a meno di non consumarne versioni dietetiche – ma lì per lì non ci pensiamo. Almeno fino a poco tempo fa era così.

Negli Stati Uniti, dove i numeri relativi all’obesità infantile e al diabete diventano sempre più preoccupanti, si cerca di correre ai ripari. Tanto che esistono campagne sociali rivolte proprio a questo. Ribadiamo: non stiamo discutendo se consumare o no un bicchiere di Coca Cola quando usciamo o anche a pranzo, stiamo parlando dell’abuso di bevande zuccherate. Ma l’atteggiamento complessivo degli statunitensi sta cercando di invertire la rotta, tanto che negli ultimi 15 anni, il consumo di Coca Cola è calato del 19%. Sono cifre importanti, anche per una multinazionale del genere, che esiste dalla fine dell’800.

Così l’azienda, stando a quanto racconta Tpi ha deciso di non rischiare di perdere ulteriori fette di mercato, e anzi di coinvolgere quella già persa – insieme a tutti gli altri – nel processo creativo. La Coca Cola pagherà infatti 1 milione di dollari chi riuscirà a fornire un’alternativa naturale allo zucchero, che non cambi il sapore della Coca Cola. Le versioni dietetiche della celebre bevanda marrone infatti presentano dei dolcificanti, che comunque non convincono una fetta di consumatori, preoccupati degli additivi chimici. E che comunque non presentano lo stesso gusto della bevanda classica. Può piacere di più o di meno, ma sicuramente non è la stessa cosa.

I dati relativi alla Coca Cola però si inseriscono in un fenomeno sempre crescente: il consumatore vuole sapere cosa beve e in quali quantità. Qualcuno esagera, finendo per demonizzare in toto alcuni cibi, bevande o solo singoli ingredienti, come lo zucchero, l’olio o l’alcol – e in questi casi il rischio ortoressia è sempre dietro l’angolo. Le confezioni dei prodotti, così come i menù dei locali, sono abbastanza esplicativi, ma questo non accade sempre. Tanto che qualcuno aveva creato un account Instagram per mostrare quante zollette di zucchero contenga ogni cibo. Qui sotto ne abbiamo un esempio, ma il profilo raccoglie anche prodotti internazionali di marche molto conosciute (ci sono anche dei marchi decisamente italiani).

Per coloro che vogliono essere sicuri di ciò che bevono, l’azienda Panera ha creato dei bicchieri molto particolari: come spiega Cosmopolitan, questi bicchieri mostrano visivamente il livello di zucchero contenuto nelle bevande, attraverso una sorta di unità di misura graduata che corrisponde ai cucchiaini di zucchero presenti (ogni cucchiaino di zucchero equivale, più o meno, a 4 grammi). Il massimo corrisponde alla Coca Cola classica – che misura 17 cucchiaini e un quarto di zucchero in questa peculiare scala – il minimo corrisponde invece al tè freddo non zuccherato. L’idea di questo bicchiere è partito da un sondaggio della Panera, che è riuscita a stabilire che solo il 9% delle persone adulte sa quale sia il limite giornaliero di zuccheri, mentre il 99% non conosce quanti zuccheri siano contenuti in ciò che stanno bevendo, neppure nella Coca Cola che appunto riporta tutti i dati sull’etichetta. Per la consapevolezza basta un bicchiere? Non lo sappiamo. Di sicuro è un inizio, anche carino da guardare (e da utilizzare).