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Riso: allarme arsenico. A rischio soprattutto i bambini. Ecco quello che è bene sapere

Siete accanite consumatrici di insalatone di riso? Questo studio vi farà ricredere. Il riso fa male, sono state riscontrate alte e pericolose tracce di arsenico inorganico nella sua composizione. Secondo la Federazione Americana dell'alimentazione a rischio sono maggiormente i bambini nell'età dello svezzamento, venite a saperne di più....
Fonte: Cucina.buttalapasta.it

La notizia è di qualche mese fa, ma forse l’estate è la stagione in cui si dovrebbe far maggiore attenzione. Con il caldo, solitamente, diminuisce la fantasia di cucinare pasti caldi ed è così che le nostre tavole si riempono di riso. Quantità industriali di insalate di riso regnano sovrane nei nostri frigoriferi per mesi interi. Riso bianco riso integrale e ogni altro tipo, sono gli ingredienti principali delle diete estive. Piatti freschi che aiutano a combattere il caldo. Non solo, il riso è anche il principale pasto dei bambini, soprattutto durante lo svezzamento. Molto utilizzato per le pappette e minestrine varie, considerato da sempre un ottimo alleato delle mamme, nei primi mesi in cui il bambino impara a mangiare da solo. E invece no! Il riso è un alimento con un elevato tasso di arsenico, elemento molto pericoloso se ingerito in grandi quantità, sopratutto per i bambini.

Fonte: Vuongtronspa.vn

Lo studio è stato effettuato a cura della Food and Drugs Administration, agenzia americana del controllo qualità dei cibi. Il dato che ne esce è incredibilmente allarmante e rischioso per la salute, in particolar modo per quella dei più piccoli. La forte concentrazione di arsenico al suo interno è fattore scatenante di malattie e tumori della pelle, alla vescica e ai polmoni. Lo studio ha analizzato un campione di 759 bambini nati tra il 2011 e 2014, l’80% di essi avevano introdotto una dieta a base di riso già nel primo anno di vita, di cui il 64% tra il 4° e 6° mese. Ingerire riso contenente arsenico inorganico, spiega la federazione, o i suoi derivati, aumenta di 4 volte il rischio di tumori, su centomila casi analizzati. Si parla circa dell’ 1% del totale nazionale.

Fonte: Threeblindmen.photoshelter.com

Ma come ci finiscono nel riso, queste alte quantità di arsenico? La spiegazione sta nelle sostanze contenute nei mangimi utilizzati per alimentare polli e maiali, con alto contenuto di questa sostanza. I loro escrementi vengono utilizzati per fertilizzare i campi, contaminando così corsi d’acqua e terreni fertili. A rischio, quindi, non è solo il riso ma anche frutta, verdura e pesci. Nonostante ciò l’elemento più sofferente e il più carico di arsenico è proprio il riso, in quanto è naturalmente soggetto ad assorbire arsenico dall’ambiente, considerando che viene coltivato sott’acqua privo di ossigeno. Al contrario di come si possa pensare il riso integrale è ancor più maggior portatore di arsenico inorganico (80% in più del riso normale), poiché non gli vengono tolte quelle parti, di cui il riso normale si libera con la lavorazione e raffineria.

Ma come ci accorgiamo che stiamo mangiando troppo riso? Quali sono i sintomi?

Fonte: Lalungavitaterapie.it

I sintomi a cui si deve fare maggiore attenzione sono: nausea, vomito, irritazione cutanea, laringite, bronchite. A lungo andare l’arsenico può andare a disturbare e rovinare parti sensibili come: reni, sistema nervoso periferico, l’apparato circolatorio, il sistema nervoso centrale, il midollo osseo e il fegato. L FDA dichiara come saranno tollerate, fino al 2017, dosi comprese tra 0,15 e 0,2 mg/kg di riso, ma in seguito questa concentrazione dovrà registrarsi non superiore allo 0,1 mg/kg. Un limite di 100 particelle per miliardo.

Per fortuna esistono valide alternative al riso, prodotti simili ma che sono esonerati da questo grande peso, cereali come l’avena l’orzo e il grano sono salutari e ricchi di ferro, ma se proprio non potete fare a meno del riso, il consiglio è di utilizzare quello basmati, il riso basmati proviene dall‘India dove le coltivazioni sono più naturali e il livello di arsenico è strettamente inferiore alla media occidentale.