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Cucinare con le pentole antiaderenti fa venire il cancro? La risposta dell’Airc

È allarme per la presenza di sostanze possibilmente cancerogene nei rivestimenti delle padelle antiaderenti: scopriamo la verità, nelle parole dell'Airc.

Le padelle antiaderenti sono ormai da decenni fidati alleati nelle nostre cucine: ci permettono di preparare qualsiasi cosa utilizzando solo piccole quantità di grassi come olio e burro, perché impediscono al cibo di attaccarsi sul fondo. Però di recente qualcuno ha avuto il dubbio sulla presunta cancerogenicità di alcune sostanze in esse contenute. Poiché questo genere di notizie trova immediata e ampia diffusione sul web, a prescindere dalla sua veridicità, l’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) ha deciso di fare chiarezza sulla questione.

Partiamo dall’inizio, per capire bene di cosa stiamo parlando. Le padelle antiaderenti sono composte da una struttura in metallo – prevalentemente alluminio – rivestita da alcuni strati di politetrafluoroetilene (PTFE). Questa sostanza possiede caratteristiche molto interessanti, come ad esempio il fatto che non è infiammabile e che resiste a temperature di circa 300°C. Per questo motivo ha riscontrato grande successo, e non solo nella produzione di tegami antiaderenti: il PTFE viene utilizzato anche in numerosi prodotti plastici e in alcuni tessuti (soprattutto quelli sintetici e quelli tecnici, per l’abbigliamento sportivo).

Il politetrafluoroetilene è cancerogeno? Gli scienziati hanno dissipato i dubbi sull’argomento: secondo il rapporto dell’American Cancer Society, questa sostanza non presenta rischi per la salute alle dosi normalmente impiegate per la produzione di utensili da cucina. Tuttavia, la presunta cancerogenicità delle padelle antiaderenti non riguarda solamente il PTFE, ma anche l’acido perfluoroottanoico (PFOA) impiegato in alcune fasi della produzione. In questo caso, la situazione cambia.

Il PFOA è stato classificato come cancerogeno confermato negli animali, dopo attenti studi condotti in laboratorio su cavie esposte a quantità massicce di questa sostanza – quantità invero difficilmente raggiungibili nella vita quotidiana. Sull’uomo, invece, gli effetti sono ancora controversi. Non esistono ricerche che abbiano dato risultati definitivi, per questo motivo l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha inserito il PFOA nel gruppo 2B dell’elenco di sostanze che presentano un rischio per la salute dell’uomo, ovvero nella sezione dedicata alle sostanze possibilmente cancerogene.

Mentre continuano gli studi per verificare definitivamente l’impatto sulla salute del PFOA, molte aziende hanno deciso di ridurre l’impiego di questa sostanza nelle loro filiere produttive. A breve, inoltre, entreranno in vigore restrizioni alla fabbricazione e all’immissione sul mercato del PFOA, stringendo ulteriormente il cerchio attorno all’utilizzo di questo prodotto. In poche parole, cosa significa tutto questo? E, soprattutto, cosa dobbiamo fare con le nostre padelle antiaderenti?

Gli utensili da cucina di nuova fabbricazione non dovrebbero più contenere tracce di PFOA, che potrebbe essere un rischio per la nostra salute. Per precauzione, è bene adottare qualche semplice accorgimento: innanzitutto dovremmo acquistare prodotti di ottima qualità, facendo in modo di utilizzarli seguendo sempre le istruzioni del produttore. Evitare di mettere sul fuoco la padella vuota aiuta a non raggiungere temperature eccessivamente elevate, che potrebbero permettere il rilascio di PFOA nell’ambiente – a questo proposito, arieggiamo la cucina durante la cottura. E, quando la padella è ormai rovinata, non esitiamo a gettarla.

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