
Quale acqua usare per le tisane?
Scoprire qual è l'acqua migliore per prepararsi la tisana: molti e molte parlano dell'acqua depurata, ma come stanno davvero le cose? Un'esplorazione idrica alla ricerca dell'infuso perfetto.

Scoprire qual è l'acqua migliore per prepararsi la tisana: molti e molte parlano dell'acqua depurata, ma come stanno davvero le cose? Un'esplorazione idrica alla ricerca dell'infuso perfetto.

Quale acqua va bene per prepararsi la tisana (oppure il tè)? La scelta a nostra disposizione è tantissima e, escludendo l’acqua frizzante in bottiglia – che pure ha un suo perché in estate con le tisane a emulsione fredda, quindi quelle in cui si deve usare il ghiaccio per l’infusione – possiamo spaziare fra diverse tipologie. Molte persone parlano di acqua purificata o depurata per le tisane, ma occorre fare un po’ di chiarezza, perché si fa presto a esprimere un concetto, ma a volte, come in questo caso, è meglio approfondire.
Come riporta The Tea Club, ci sono tre tipi di acqua che solitamente le persone utilizzano nella preparazione degli infusi:
Nella scelta dell’acqua perfetta per la tisana o in generale per il proprio infuso, pare che l’elemento che scioglie tutti i dubbi sia il pH, ovvero la misura di grandezza legata ad acidità e alcalinità di un fluido.
L’acqua del rubinetto, per esempio, ha solitamente un pH compreso tra 6 e 8,5 in base al microecosistema ambientale di riferimento. Più nello specifico, un’acqua con pH inferiore a 6 è acida, perché ricca di ioni metallici come ferro e rame, mentre con pH superiore a 7 l’acqua ha un sapore alcalino e quindi amaro.

Si deve trovare la via di mezzo (cioè un pH sostanzialmente neutro), e questo non è rappresentato dall’acqua distillata, che ha pH uguale a 5,8 ed è per questa ragione che ha un cattivo sapore. Bollire l’acqua, infatti, ne accresce l’acidità: questo liquido reagisce all’anidride carbonica presente nell’aria, cosa che avviene durante l’ebollizione, quindi più l’acqua è esposta all’aria e più diventa acida.
Qual è quindi l’acqua perfetta per la tisana? Bisognerebbe sceglierne una tipologia con un pH di 7: solitamente proviene da sorgenti di montagna ed è filtrata attraverso le rocce sotterranee. Tuttavia è accettabile anche un acqua filtrata con filtro a carbone dal rubinetto di casa, purché sia appena filtrata: è sicura e ha un “buon sapore”, né dolce né amaro. Il punto è proprio questo: l’acqua deve essere insapore, perché non deve andare a influenzare il gusto prodotto dalla tisana, dal tè, dall’infuso.

C’è poi un altro punto in cui occorre soffermarsi. Alcune persone preferiscono l’acqua di pozzo. Questa scelta può essere giusta se al pozzo fate fare controlli capillari e se in zona non c’è rischio ambientale. Purtroppo, nel tempo, in varie zone d’Italia, le mafie hanno provveduto a interrare rifiuti e questo ha prodotto un inquinamento dei terreni che va a intaccare la falda. Ma non è solo questo, perché l’inquinamento dei terreni può influenzare la qualità delle acque (per questo servono i controlli capillari), perché nel momento in cui l’elemento tossico entra nel ciclo dell’acqua di un determinato territorio, è finita, a meno che non si proceda a una bonifica totale.
Il ragionamento che segue è calibrato su un infuso che non prevede la dolcificazione. Quindi niente zucchero, niente miele, niente stevia, niente dolcificanti naturali o industriali di nessun tipo: con uno di questi ingredienti, ovviamente, il gusto dell’infuso cambia nuovamente.
Quindi, se potete preparare la tisana o il tè con acqua pura da sorgenti di montagna oppure appena filtrata in casa, non ha importanza quale tipologia di infuso scegliate, perché non ne influenzerà il gusto. Altrimenti si dovrà optare per un gusto deciso, come una tisana dal sapore molto fruttato (per esempio contenente un ingrediente estremamente dolce come il mango), oppure un tè bello forte come l’oolong.

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
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