Carne halal: guida completa tra regole, gusto e falsi miti

La definizione halal identifica, per un musulmano praticante, tutto ciò che è considerato lecito secondo i precetti del Corano. La carne, per essere halal, deve essere macellata secondo un rituale e certificata da un ente preposto.

La carne halal, che fino a qualche tempo fa era venduta solo nelle macellerie islamiche, è ormai presente anche negli scaffali di alcune catene di supermercati. Ma cosa significa di preciso halal? E’ è un concetto che si applica solo alla carne o tocca anche altri alimenti o ambiti della vita? Andiamo quindi a scoprire cos’è la carne halal, il significato del termine in dettaglio e tutto ciò che bisogna sapere sul tema.

Cos’è la carne halal: il significato

Cominciamo col dire che il termine halal non si riferisce esclusivamente alla carne, anche da noi è a questo alimento ad essere maggiormente associato. La parola halal significa infatti “lecito“, “conforme alla legge“. Questa definizione, come anticipato, essenzialmente riguarda tutto il cibo che, per essere consumato dai musulmani praticanti, deve essere preparato secondo i precetti del Corano e secondo tutto già che è consentito dalla legge islamica (Sharia). Secondo la religione islamica, infatti, la purezza del corpo dipende anche dai cibo che si assume, che deve essere a sua volta puro.

Tuttavia, per quanto riguarda in modo specifico le indicazioni alimentari, esistono interpretazioni differenti della Sura del Corano che ne parla: se tutto il mondo musulmano è concorde nel condividere, ad esempio, il divieto di consumare la carne di maiale, il sangue di animale e l’alcol, è invece interpretato in modi diversi il rito della macellazione. In ogni caso, proprio riguardo la carne halal, esiste una certificazione che garantisce ai praticanti la carne è stata macellata e lavorata garantendo il rispetto dei precetti islamici, e che quindi può essere consumata.

Il rito della macellazione della carne halal

Entriamo nel dettaglio della macellazione, che riguarda gli aspetti più dibattuti tra i fedeli e chi critica la certificazione halal. La macellazione rituale, chiamata dhabiha, prevede che:

  • L’animale sia vivo, sano e cosciente al momento del taglio
  • L’animale venga rivolto verso la Mecca
  • Un macellatore musulmano pronunci una formula religiosa (“Bismillah, Allahu Akbar”, cioè “Nel nome di Dio, Dio è il più grande”) durante la macellazione
  • Venga effettuato un taglio netto alla gola recidendo trachea, esofago e principali vasi sanguigni, con una lama molto affilata
  • Dissanguamento: è fondamentale che il sangue fuoriesca completamente, perché il consumo di sangue è proibito nell’Islam.

Carne halal e sofferenza animale

Uno dei punti più dibattuti sulla carne halal è senza dubbio la sofferenza cui sarebbe sottoposto l’animale durante la macellazione. Secondo la visione islamica, agli animali non vengono inflitte inutili sofferenze proprio in virtù del taglio netto richiesto dai precetti. L’animale, quindi, muore lentamente per dissanguamento completo e questo sarebbe un punto in contraddizione con le pratiche di benessere animale di cui oggi si dibatte soprattutto in Europa.

Solitamente, infatti, gli animali vengono storditi prima del taglio e della macellazione vera e propria. Ma questo non sempre avviene in un contesto halal. Lo stordimento, infatti:

  • in alcuni Paesi e interpretazioni religiose è consentito, purché l’animale non muoia prima della macellazione
  • in altre interpretazioni più tradizionali, lo stordimento non è ammesso

In Europa (Italia inclusa), la legge generalmente richiede lo stordimento per motivi di benessere animale, ma può prevedere deroghe per i riti religiosi proprio come nel caso della carne halal. In altri paesi invece, tra i quali Danimarca, Norvegia, Svezia, Belgio e Svizzera, la macellazione rituale è vietata del tutto.

La certificazione halal

Per ottenere la certificazione halal non esiste un’unica normativa internazionale di riferimento e ciò è dovuto alle differenti interpretazioni del Corano.

Esistono enti preposti alla certificazione che verificano, oltre alla macellazione, tutta la catena della sua produzione, includendo pertanto la logistica, lo stoccaggio della carne e anche il trasporto fino alla destinazione finale, per garantire che la carne non venga in alcun modo in contatto con sostanze proibite.

Per quanto riguarda le carni lavorate e conservate, un musulmano praticamente è sempre tenuto a controllare l’etichetta per verificare che non ci siano tra i condimenti e i conservanti ingredienti ritenuti proibiti, come ad esempio l’alcol e la gelatina.

Carne halal: differenza e sapore

La differenza tra carne halal e carne “tradizionale” riguarda principalmente il metodo di macellazione, non la natura della carne stessa: come abbiamo appena visto, infatti, nel caso della halal si seguono precise regole religiose, come la macellazione rituale (dhabiha), il dissanguamento completo e la pronuncia di una formula sacra, mentre la carne convenzionale rispetta normative sanitarie e di benessere animale senza aspetti religiosi.

Dal punto di vista del sapore, però, non esistono prove scientifiche che la carne halal sia intrinsecamente diversa: un bovino resta biologicamente identico indipendentemente dal rito. Alcuni sostengono che il dissanguamento più accurato possa rendere il gusto leggermente più “pulito” e meno ferroso, ma anche nella macellazione tradizionale il sangue viene comunque eliminato, quindi la differenza è spesso minima.

Più rilevante è invece il livello di stress dell’animale prima della macellazione, che può influire su tenerezza e sapore, ma questo fattore dipende dalla qualità della gestione dell’allevamento, non dal fatto che la carne sia halal o meno. Anche l’alimentazione e la filiera possono incidere, così come la percezione culturale di chi consuma abitualmente un certo tipo di carne.

In definitiva, eventuali differenze di gusto sono sottili e non sempre riconoscibili, mentre gli elementi che incidono davvero restano la qualità della materia prima, il taglio, la frollatura e la cottura.

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