Nel caffè decaffeinato c’è la caffeina: no, non vi stiamo prendendo in giro, le cose stanno proprio così, ma esiste anche una spiegazione logica e naturale a tutto questo.

Il processo di decaffeinizzazione, infatti, è lungo e complesso e, come sostiene Nathan Arnold, portavoce della Food and Drug Administration (FDA), a SELF, è praticamente impossibile rimuovere tutta la caffeina da un chicco di caffè.

Esistono diversi metodi di decaffeinizzazione, il più comune è quello che viene chiamato tecnica di estrazione con solvente, e che consiste, dopo la raccolta dei chicchi di caffè verde, e prima della tostatura, di immergerli in una soluzione contenente un solvente, solitamente cloruro di metilene o acetato di etile, che si lega alle molecole di caffeina e le fa uscire. Se state tremando nel leggere i nomi di queste sostanze, gli studiosi rassicurano: l’acetato di etile è “generalmente riconosciuto come sicuro” dalla FDA, rassicura William Ristenpart, direttore del U.C. Davis Coffee Center e professore di ingegneria chimica all’Università della California Davis.

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Il cloruro di metilene, invece, è tecnicamente un potenziale cancerogeno, ma è presente in quantità così minuscole nel caffè decaffeinato da non poter essere considerato un rischio per la salute.

Altri metodi con solventi prevedono l’estrazione della caffeina utilizzando solo acqua (la tecnica dell’acqua svizzera), o anidride carbonica altamente pressurizzata (la tecnica dell’anidride carbonica supercritica).

In genere si verificano più cicli di estrazione. Il numero di cicli e gli altri passaggi e processi chimici coinvolti in ciascun metodo variano ma, in ogni caso, non è mai possibile rimuovere ogni ultima molecola di caffeina.

Per spiegare perché, parliamo di chimica di base molto velocemente. La quantità di caffeina che può essere estratta dipende in gran parte dalla forza con cui i solventi possono estrarre quelle molecole di caffeina, spiega Ristenpart, e questa forza diminuisce nel momento stesso in cui la caffeina lascia il chicco. Ciò significa che, una volta superato un ciclo di decaffeinizzazione, i chicchi contengono sempre meno caffeina, il che rende sempre più complicato rimuoverla. Una sorta di circolo vizioso, che spiega perché la caffeina rimanga, seppur in minima parte.

Ma allora, quanta caffeina c’è effettivamente nel decaffeinato?
Una tazza di caffè normale contiene in genere da 95 a 200 milligrammi di caffeina, secondo la Biblioteca Nazionale di Medicina degli Stati Uniti, mentre il caffè decaffeinato ne contiene appena tra due e 15 milligrammi per tazza; anche se, ovviamente, molto dipende da quanta caffeina era contenuta inizialmente nel chicco, ma anche dalla tecnica usata e dall’intensità del processo di decaffeinizzazione utilizzato dal produttore.

Del resto, un po’ di caffeina, se presente in quantità così esigue, difficilmente procura effetti negativi evidenti, anche se ovviamente ci sono delle eccezioni, ma si tratta comunque di soggetti particolarmente sensibili che, generalmente, evitano di consumare caffè di qualunque tipo.

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