È ormai da qualche anno che i sapori della tradizione orientale hanno letteralmente conquistato il nostro Paese, trasformandosi in un appuntamento fisso per moltissime persone. Un esempio? Il sushi e il sashimi.

Questi due piatti della cucina giapponese, infatti, sono così amati e popolari da essere diventati i protagonisti assoluti di cene e aperitivi.

Da quelli casalinghi (dove solitamente si ordinano da asporto) ai party più esclusivi, fino alla formula “all you can eat”, tanto di moda soprattutto nelle serate tra amici.

Una vera e propria “tradizione moderna” che unisce i gusti delicati e freschi del riso e del pesce a quelli più forti e penetranti delle salse, creando in un mix davvero irresistibile.

Siamo sicuri, però, di sapere esattamente cosa stiamo mangiando e quali differenze ci sono tra questi due piatti? Scopriamolo insieme.

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Sashimi e sushi: le differenze

Anche se spesso, sushi e sashimi vengono confusi, in realtà sono due pietanze molto diverse tra loro, soprattutto nella preparazione.

Per prima cosa è bene specificare che il termine sushi non indica un solo cibo ma si riferisce a piatti diversi composti da una base di riso che viene accompagnato da pesce, carne o anche verdure.

Nello specifico, il riso bianco viene cotto e condito con sale, zucchero o anche aceto di riso. Successivamente viene aggiunto il ripieno che, a seconda del piatto e delle preferenze, può variare, alternando cibi come il pesce, le verdure, le alghe e perfino le uova o la carne.

Il sashimi, invece, che letteralmente significa “corpo infilzato“, è composto unicamente da pesce o molluschi crudi (in alcune versioni viene fatto anche con la carne), tagliati a fettine sottilissime.

Non è unito a nessun altro tipo di alimento ma viene spesso accompagnato da salse o condimenti vari, tra cui la salsa di soia, quella di ponzu o il wasabi, una pasta verde e piccante che viene estratta dalla radice da cui prende il nome. Due preparazioni completamente diverse quindi. Ma questa non è di certo l’unica differenza tra questi due piatti tanto amati.

Le differenze

Tra sushi e sashimi, infatti, ci sono delle diversità anche in termini di nutrienti, calorie e costi:

  • essendo pesce crudo e conservandone tutte le proprietà, il sashimi risulta il più nutriente tra i due (il sushi, infatti, presenta anche alimenti cotti). Ma non solo;
  • il sashimi è anche meno calorico. Questo perché composto da meno ingredienti e servito con meno condimenti;
  • proprio per la sua composizione, il sashimi è più costoso. L’utilizzo unicamente di pesce fresco alza il suo prezzo rispetto al sushi che è realizzato con una parte di pesce minima rispetto al riso.

Ma vediamo più nel dettaglio quali pesci vengono utilizzati per la preparazione del sashimi, quali sono le tipologie più in voga e quali sono i benefici a livello nutrizionale di questo tipico piatto giapponese.

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Tipologie di sashimi

Come detto, il sashimi viene preparato con un unico ingrediente principale (pesce o carne) tagliato a fettine. Proprio per questo motivo, è essenziale che la materia prima sia fresca, in modo da mantenerne intatte tutte le sfumature del gusto e del colore.

Per una corretta preparazione del piatto, le fette devono avere uno spessore di un centimetro, nel caso si tratti di pesce, e di 5/8 millimetri, nel caso in cui si opti per un sashimi di carne.

Nella sua versione più classica, il sashimi viene preparato con il pesce che deve essere tagliato con un coltello ben affilato, eliminandone le pinne, la testa, la coda e tutta la pelle, oltre alle parti più scure e grasse. Sarà solo la parte restante a essere tagliata a fettine per la composizione del piatto.

I pesci più utilizzati sono il tonno e il salmone ma esistono varianti anche di sgombro, calamari, polpo, gamberetti, merluzzo, fino al pesce palla (proibito in Italia dagli anni ’90) e al riccio di mare. Una grande varietà di scelta che consente di ottenere un sashimi sempre nuovo e dal sapore più o meno intenso, a seconda del pesce utilizzato.

Scopriamo allora quali sono le tipologie di sashimi più richieste e più adatte a seconda dei propri gusti.

Sashimi di salmone

Sicuramente, uno dei più apprezzati e presente nei menù di tutti i ristoranti giapponesi, è il sashimi di salmone. L’ideale per approcciarsi a questo tipo di piatto in modo soft e senza troppe sorprese.

Il salmone, infatti, ha un sapore non molto forte e nella maggior parte dei casi conosciuto. Una garanzia per gustare questa variante di sashimi in modo del tutto tranquillo, anche per la prima volta.

Sashimi di branzino

Proprio come il salmone, anche il sashimi di branzino è perfetto per chi non ha mai provato questo tipo di piatto e per chi ama i sapori delicati. Motivo per cui viene consigliato anche ai bambini.

Sashimi di tonno

Un’altra tipologia di sashimi “classica” è quella di tonno. Il suo sapore può variare a seconda della qualità di tonno utilizzata anche se, tendenzialmente, ha un gusto più forte rispetto alla versione al salmone.

Sashimi di anguilla

Per chi ama i gusti intensi, una buona variante di sashimi è quello all’anguilla, un pesce molto grasso e dal sapore piuttosto forte. Solitamente viene condito con la salsa Unagi, che lo rende assolutamente unico.

Sashimi di gambero crudo

Per gli estimatori dei crostacei il sashimi di gamberi crudi è la soluzione perfetta per assaporare un piatto dal gusto dolce ma, allo stesso tempo, molto saporito. Una tipologia di sashimi classica ma che non annoia mai.

Sashimi di orata

Come il sashimi di orata, una variante sempre molto apprezzata. Anche in questo tipo di sashimi la parola d’ordine è delicatezza. L’orata, infatti, ha un sapore estremamente gradevole che regala al piatto un gusto leggero e piacevole anche ai più piccoli.

Sashimi di polpo

Il polpo, prima ancora che il sashimi approdasse sulle nostre tavole, era già utilizzato a crudo per preparare insalate e carpacci gustosissimi. Proprio per questo il sashimi di polpo è estremamente apprezzato e consumato nel nostro Paese. Una vera garanzia.

Piccole perle di sapore che si adattano a tutti i tipi di palato (e di età) e che fanno venire voglia di provarli tutti. Ma il sashimi è davvero così leggero come sembra?

Calorie e valori nutrizionali

Che le dimensioni, i colori e la grande varietà di sapori facciano venire voglia di ordinare ogni tipo di sashimi del menù è cosa certa. Per questo, come per ogni alimento, è importante sapere se quello che si sta mangiando (e quanto) fa davvero bene al corpo oppure no.

In linea generale, l’apporto calorico del sashimi dipende molto dal tipo di pesce utilizzato per prepararlo. Come detto, infatti, ci sono pesci più leggeri e altri più grassi.

Solitamente, però, si va dalle 30 kcal per una fetta di sashimi di tonno, alle 40 kcal per quello di salmone.

Stesso discorso vale anche per i valori nutrizionali che possono variare a seconda dell’ingrediente scelto. Avendo come base il pesce, il sashimi è senza dubbio un piatto ricco di proteine, grassi insaturi, sali minerali e vitamine. I carboidrati e le fibre sono praticamente assenti.

Ma non solo. Il pesce è una fonte importante di omega 3, importanti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e dalle grandi proprietà antinfiammatorie e di iodio che migliora il funzionamento della tiroide. Un vero toccasana che, senza esagerare, garantisce al corpo tutta una serie di sostanze utili alla salute.

I benefici del sashimi

Oltre a quelle già citate e ovviamente a seconda della materia prima impiegata, il sashimi può portare grandi benefici per l’organismo.

Essendo privo di lattosio, glutine e zuccheri, è indicato per tutte quelle persone che, in assenza di altre patologie specifiche, soffrono di intolleranze o celiachia.

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Il pesce, poi, è anche ricco di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, che hanno una funzione coenzimatica e supportano le funzioni cellulari di tutti i tessuti del nostro corpo e la vitamina D, indispensabile per il metabolismo osseo e per il sistema immunitario.

Proprio per le sostanze di cui è ricco, in particolare gli omega 3, mangiare sashimi di pesce circa una volta la settimana, può aiutare a:

  • prevenire e curare alcune patologie metaboliche come l’ipertrigliceridemia e l’ipertensione arteriosa;
  • mantenere in buone condizioni le funzionalità cognitive nella terza età;
  • far diminuire alcuni dei sintomi legati alla nevrosi o alla depressione;
  • costituire le membrane cellulari.

Tanti benefici che rendono il sashimi (soprattutto se di pesce magro) un alimento adatto a ogni tipo di dieta, ovviamente in assenza di altre patologie particolari.

Le controindicazioni

Diverso è il caso in cui il sashimi venga preparato con dei tipi di pesce grasso, come per esempio l’anguilla, per cui è necessario prestare un po’ più di attenzione.

A prescindere dalla tipologia di lipidi, infatti, generalmente viene sconsigliato alle persone in stato di obesità o sovrappeso, proprio perché è un alimento ipercalorico.

L’alta concentrazione di proteine, poi, rende il sashimi di pesce grasso un cibo non facilmente digeribile. Per questo anche chi soffre di dispepsia, gastrite, ulcera gastrica o reflusso gastroesofageo, deve evitare di mangiarlo o farlo in dosi molto ridotte.

Attenzione particolare, poi, va data ai condimenti. Anche se sono perfetti per accompagnare questa pietanza alcuni possono essere sconsigliati.

La salsa di soia, per esempio, è composta da soia e grano e, quindi, non è adatta a chi soffre di intolleranze al glutine o celiachia, oltre a provocare ritenzione idrica e allergie.

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Il wasabi, invece, che generalmente migliora la digestione, contiene elementi anticancro e aiuta a liberare il naso, è anche ricco di potassio e povero di sodio, quindi non è adatto a chi ha livelli di potassio nel sangue troppo alti.

Prima di decidere di farsi una bella mangiata di sashimi, quindi, soprattutto se in situazioni di salute particolari o se sottoposti a diete specifiche, è sempre bene rivolgersi al proprio medico così da sapere cosa e quanto mangiare, gustandosi questo piatto senza nessun intoppo o problema.

4 consigli per gustare un buon sashimi

Problema che può presentarsi anche in chi gode di ottima salute, soprattutto se il fattore quantità viene messo davanti alla qualità. Spesso, infatti, si cercano posti in cui mangiare il più possibile tralasciando l’aspetto più importante di tutti, la materia prima.

Come fare, allora, per capire se il sashimi che stiamo per mangiare ci darà solo soddisfazioni? Ecco quattro facili e pratici consigli.

  • verificare la postazione in cui viene preparato il piatto (solitamente è a vista) e il livello di igiene e pulizia della vetrinetta in cui viene conservato il pesce;
  • controllare che il personale addetto alla preparazione indossi il cappello o la fascia sulla la testa (elemento obbligatorio) e che gli utensili o gli strofinacci siano in buone condizioni, così come tutto ciò che viene posto sulla tavola;
  • quando vi viene servito il sashimi, se il pesce è adeguatamente conservato, dovrà essere lucido e inodore così come la consistenza della carne dovrà essere fredda, compatta e non appiccicosa;
  • attenzione anche all’odore. Quando il pesce non è fresco puzza. In sala non si devono percepire odori sgradevoli e questo vale anche per il piatto che vi verrà servito.

La bontà del sashimi sta proprio nella materia prima utilizzata e nel fatto di essere servito crudo e con un taglio particolare.

Questo, oltre a rende la sua valutazione più immediata, garantisce di gustare un piatto semplice, dal sapore vero e autentico. Un’ottima occasione per provare qualcosa di nuovo capace di sorprendere ogni commensale con sensazioni uniche e diverse per ogni palato.

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